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Vittorio Saldutti
“Oggi gli ultimi hanno rimesso al centro la politica ed il sindacato: oggi è una bella giornata”. Questo ha detto Antonio Santorelli ieri, 27 marzo, davanti ai circa 3000 lavoratori e studenti che avevano manifestato per le vie di Pomigliano a difesa del suo posto di lavoro e per rilanciare il polo industriale della città. Questa manifestazione segna una svolta per una vertenza che va avanti da oltre due settimane e che ha le sue premesse nelle svolte compiute dall’azienda negli ultimi anni.



- Un lento processo di smantellamento
L’Avio, azienda che si occupa di revisione e costruzione di motori per aerei, per anni autentico fiore all’occhiello dell’industria campana e nazionale, ha visto in pochi anni una riduzione del personale che l’ha portata da circa 1300 lavoratori a contarne oggi poco più di 800. Questa drastica riduzione si è avuta a causa delle scellerate politiche industriale che hanno fatto sì che l’azienda passasse per le mani di diversi padroni, tutti interessati a fare con questa guadagni immediati senza spendere un’euro, procedendo a continue ristrutturazioni sulla testa degli operai. In particolare gli ultimi due padroni, i fondi di investimento Carline (legati alla famiglia Bush) e Sinven, hanno fatto quello che fanno tutti i fondi di investimento, ossia garantirsi profitti immediati con cessioni di rami d’azienda e speculazioni immobiliari, senza preoccuparsi in alcun modo del futuro dell’azienda.Certamente però la Carline si è occupata dei propri profitti visto che in pochi anni ha venduto l’azienda con un profitto d 900 milioni di €. Così si è arrivati alle vicende degli ultimi mesi, quando l’Avio ha perso la commessa per la revisione dei motori dell’Alitalia, che è stata aggiudicata ad un’azienda israeliana, mettendo in discussione l’esistenza del reparto di revisione motori. Dopo il mancato rinnovo dei contratti per decine di interinali, che erano stati usati anche come elemento di marginalizzazione dei lavoratori a tempo indeterminato, è venuto il turno di quest’ultimi. La direzione aziendale ha infatti decretato la cassa integrazione a zero ore per due anni per 115 lavoratori del reparto revisioni. E’ iniziata così una complessa trattativa tra l’azienda, il sindacato e la regione, che doveva dare una risoluzione alla crisi dell’azienda.

- Un attacco al sindacato
Mentre la trattativa andava avanti, però, il padronato di Avio studiava già le mosse per colpire ancor più duramente i lavoratori. Venerdì 16 marzo viene comunicato ad Antonio Santorelli il suo licenziamento per motivi disciplinari. Santorelli era delegato della FIOM in fabbrica e stava seguendo proprio in quei giorni la trattativa relativa al reparto revisioni con l’azienda. Il motivo del licenziamento, una finta aggressione ai danni di un guardiano, ha il sapore di una beffa che si aggiunge al danno. Se al licenziamento di uno dei delegati più combattivi si aggiunge che tra i cassaintegrati c’è la maggior parte della rsu della fabbrica, emerge chiaramente il quadro di un vero e proprio attacco dei padroni al sindacato, fatto, peraltro, in modo assai provocatorio. Ma questa ennesima provocazione i lavoratori non l’hanno subita e il giorno stesso del licenziamento di Santorelli hanno indetto lo sciopero ad oltranza e sono usciti dalla fabbrica per impedire l’uscita delle merci e per organizzare un presidio permanente davanti ai cancelli dello stabilimento. Le intenzioni che stanno dietro ad una simile dichiarazione di guerra al sindacato, e,attraverso il sindacato, a tutti i lavoratori, è chiaro: interrompere la trattativa e rimetterla su un terreno più favorevole per i padroni. Al tavolo della trattativa l’azienda si era seduta senza alcun piano di rilancio industriale, la cui presentazione era stata rinviata alle calende greche, ma con l’idea chiara che lo stabilimento di Pomigliano dovesse essere avviato ad una rapida chiusura, magari con l’intenzione di poter fare sui terreni dell’impianto speculazioni immobiliari e di poter racimolare alcuni milioni di euro dalle amministrazioni locali in cambio di promesse, che, come si sa, non costano nulla. Questo piano necessitava il silenzio dei lavoratori e del sindacato per essere portato a termine in piena tranquillità, da ciò il licenziamento di Santorelli e la cassaintegrazione per gli altri delegati.

- La risposta dei lavoratori
La lotta è proseguita con lo sciopero ad oltranza fino a martedì 20, quando si è tenuta un’assemblea delle rsu di tutte le aziende del polo di Pomigliano, che, oltre all’Avio, comprende anche altre importanti fabbriche come Fiat-Auto e Alenia. L’assemblea doveva stabilire come proseguire ed allargare la vertenza. In effetti quello che è accaduto all’Avio è esemplare di quello che succede in tante industrie della Campania, dove circa 90 aziende sono soggette a processi di ristrutturazione che colpiscono 7000 lavoratori attraverso mobilità e cassaintegrazioni. La vicenda dell’Avio acquisisce dunque il ruolo di simbolo di un’intero settore produttivo che viene smantellato e trasferito altrove, mentre i profitti dei padroni crescono continuamente. L’assemblea del 20 ha indetto uno sciopero di tutto il comprensorio di Pomigliano di 4 ore il 27 marzo e, cercando di coinvolgere tutta la cittadinanza ed in particolare gli studenti, di fare una manifestazione nella cittadina. Lo sciopero aveva come rivendicazioni principali il reintegro di Antonio Santorelli al lavoro e il rilancio del polo industriale di Pomigliano ed ha avuto un’adesione quasi totale da parte dei lavoratori, che hanno partecipato dietro gli striscioni delle rispettive fabbriche anche al corteo di oltre tremila persone che ha attraversato tutto il centro cittadino.

- Come proseguire la lotta ?
Alla fine del corteo tutti i dirigenti sindacali, compreso Gianni Rinaldini, segretario nazionale della FIOM, erano concordi nel sottolineare che la lotta deve continuare, e che quel corteo non può rappresentarne la fine. Il problema che si pone, dunque, è quello del proseguimento della vertenza. Come già per lo sciopero del 27 è necessario che i lavoratori dell’Avio non restino isolati, ma che la loro diventi la battaglia di tutti i lavoratori ed i giovani campani. Negli stessi giorni in cui si accendeva la lotta a Pomigliano, nell’altro principale polo produttivo della provincia di Napoli, quello della cantieristica navale di Castellammare di Stabia, si apriva l’ennesima crisi industriale con drammatiche prospettive occupazionali. Come già detto, quindi, il problema non riguarda un singolo stabilimento, ma tutto il futuro industriale di una provincia già falcidiata dalla disoccupazione e dall’emigrazione. E’ necessario che si unifichino le vertenze aperte e che il sindacato, ed in primo luogo la FIOM, ponga al centro del dibattito la questione del futuro industriale della provincia con uno sciopero di 8 ore provinciale che sappia parlare a tutti i lavoratori partenopei ed anche a quei tanti giovani che, senza un rilancio industriale, saranno costretti a prendere la via del nord come cinquant’anni fa. Tutti quelli che si riempiono la bocca con la retorica della legalità per salvare il mezzogiorno dovrebbero capire che senza un futuro occupazionale la sociètà meridionale è destinata a cadere nel degrado più totale e i giovani nelle mani della criminalità

- Quali rivendicazioni adottare
Nel corso della vertenza dell’Avio la principale rivendicazione è stata quella del reintegro di Antonio Santorelli per consentire qualsiasi ripresa della trattativa, tuttavia le due questioni sono strettamente connesse e non vanno tenute separate. Evidentemente il reintegro del delegato è fondamentale, ma a tale rivendicazione ne va aggiunta una che sappia rispondere al padrone anche sul terreno della crisi aziendale. La volontà dei lavoratori di lottare dimostra che la rotazione della cassaintegrazione è una richiesta troppo limitata, che non risolve il problema generale dell’azienda. In effetti ci sono tutte le condizioni perché la parola d’ordine diventi quella della riduzione di lavoro a parità di salario. Questo non crea alcuna contraddizione con lo stato dell’azienda, la cui direzione piange miseria, ma che ha fatto ricavi nel 2006 pari al 13,5% in più rispetto all’anno precedente, a dimostrazione della volontà di rapina che hanno i padroni continuando ad usare interinali (che invece andrebbero assunti tutti) e straordinario. Inoltre sia l’assessore regionale al lavoro Corrado Gabbriele che quello alle attività produttive Andrea Cozzolino, finchè il tavolo è stato aperto, si sono detti disponibili ad investire ulteriore denaro pubblico nell’azienda per risolvere la situazione senza perdere posti di lavoro garantendo la possibilità di corsi di formazione per i cassintegrati e soldi regionali per il piano industriale. Questo rischia di essere l’ennesimo regalo ai padroni, che hanno la chiara intenzione di spostare tutta la produzione in Polonia, come è già avvenuto per l’ultima commessa vinta, quella per una parte dei motori del nuovo 747-8 della Boeing che potrebbero avere come primo effetto la chiusura del sito di Acerra e suo accorpamento con quello di Somigliano, causando però dei “doppioni” che la ‘azienda crede di risolvere con altri licenziamenti. Quello che non possiamo accettare è che si nazionalizzino le perdite e si privatizzino bi profitti come accaduto fino ad ora. Per anni l’Avio è andata avanti con soldi pubblici, ovvero quelli dei lavoratori mentre i padroni facevano profitti: è ora che i soldi dei lavoratori vengano spesi davvero per difendere e creare nuovi posti di lavoro nell’unico modo possibile, rinazionalizzando l’Avio e tutto il settore aerospaziale.L’Avio è un azienda di un settore chiave, con un altissima professionalità e una lunga tradizione, è addirittura la prima ad essersi insediata nel polo industriale di Pomigliano, ha maestranze capaci e altamente formate ed oltretutto è l’unica azienda in Italia a fare revisione di motori aerei. Se in Francia la discussione sulla nazionalizzazione si sta facendo largo tra i lavoratori dell’Airbus per fronteggiare la crisi e i licenziamenti anche in Italia la lotta dell’Avio ma anche la straordinaria mobilitazione dell’Alitalia dimostrano che oggi più mai l’unica soluzione reale e concreta per salvare il settore aereospazionale è che questo torni ad essere completamente pubblico e venga gestito basandosi sulle capacità dei lavoratori che sono tra i più specializzati del mondo e che meglio di chiunque altro possono fare funzionare queste aziende. Anni di privatizzazione hanno portato solo licenziamenti e precarietà per lavoratori ed hanno arricchito un pugno rapaci speculatori. E’ ora di dire basta e garantire un futuro industriale e occupazionale a tutto il settore aerospaziale.

Postato Lunedi 02 Aprile 2007 - 19:48 (letto 688 volte)

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 Da Libero...
Le toghe rosse ne hanno fatta un altra delle loro. Abbiamo scoperto che hanno intenzione di doparsi per battere la squadra pro-capitalista 'New Team', le compresse di steroidi proverrebbero direttamente da cellule di Al Qaeda sotto diretto controllo di Bin Laden che si sarebbero non solo infiltrate, ma addirittura avrebbero le redini del movimento saldamente in mano. Apprendiamo anche che i No Global vorrebbero il paese in mano ai talebani o al loro amico Saddam, qui in redazione abbiamo gia' proceduto a rasare a zero le nostre figlie e a somministrare loro ormoni per trasformare la loro voce e farla diventare maschile, non le faremo toccare da questa gente. Perche' i No Global non vanno a fare questo cose a Cuba, dal loro amichetto Fidel Castro? Dal 1960 Fidel si diverte a girare le tartarughe sul guscio e ad aspettare che muoiano, ecco perchè. E i loro argomenti li porterebbero all'arresto immediato, come ci ha raccontato Gianni Pinguì nel dossier esclusivo pubblicato da Libero il mese scorso. Tutto questo non fa altro che ricordarci la pericolosita' di un paese in mano a i No Global. Filosofie terzomondiste che non farebbero altro che condannare il paese a ideologie sconfitte dalla storia in tutto il mondo, ma che evidentemente i No Global non sono ancora stanchi di sostenere. Complimenti. Grazie ad Hatingline